After “THE DISINTEGRATION OF SILENCE“, marked as a continuation of the work between visual artist Stefano Gentile and Belgian ambient musician Dirk Serries, Dirk returns to Stefano’s Silentes/13 label with a new album, entitled “DEFIANCE OF SELF“. In the wake of its predecessor, Dirk worked on this album in January 2024 using his motherboard of pedals and an electric guitar to create this slightly darker and experimental album. Once again performed and recorded entirely in real-time, and embracing the willful character of some of his outboard pedal effects, Dirk allows them to lead direction of each piece. “DEFIANCE OF SELF” is alienating, expansive, utterly eerie and inventive, as the author continues to consolidate a new creative path that’s clearly his own. Let yourself be absorbed in this dark realm of thematic soundscapes, accentuated by the somber and melancholic ’80s style of Stefano Gentile’s photography.
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https://dirkserries.bandcamp.com/album/defiance-of-self

ONDAROCK REVIEW :
“La parabola artistica di Dirk Serries, iniziata alla fine degli anni 80 sotto lo pseudonimo Vidna Obmana, non smette di rivelarsi estremamente prolifica arricchendosi con invidiabile costanza di album solisti e collaborazioni a vario titolo. Tra queste ultime si è rinnovata lo scorso anno quella con Stefano Gentile – iniziata nel 1995 con l’uscita di “The Transcending Quest” per la sua Amplexus – attraverso la pubblicazione di un lavoro audiovisivo che vedeva affiancati i collage dell’artista veneto alle frequenze ambient del musicista belga. Ed è nuovamente l’attuale etichetta di Gentile a curare l’uscita di questo nuovo tassello. I cinque dilatati piano sequenza di “Defiance Of Self” si ricollegano direttamente alla matrice atmosferica intrisa di un chiaroscuro malinconico e desolante che tanta parte ha avuto nei capitoli migliori a nome Vidna Obmana. La chitarra è elemento unico, supportata dagli effetti, registrata e manipolata analogicamente in presa diretta. Le atmosfere perseguite sono crepuscolari, contraddistinte da un’evoluzione lenta e costante di modulazioni sature, la cui grana – soprattutto quando le screziature si fanno evidenti – conferisce un portato hauntologico preminente, veicolato anche dall’immagine sfocata e consunta della copertina. Quello plasmato è suono che si innalza tendendo a sfaldarsi (“Crumbling Sense”), ad inasprirsi fino a sfiorare la dissonanza (“Reckoning”), rendersi flessuoso ritrovando sentori enoiani (“Vigil”) per divenire riverbero di una memoria distante, che giunge da territori oscuri. Indulge fino ad essere ossessivo, disegna scenari di inquietudine in cui si rimane inevitabilmente impigliati ricordandoci quanto sia incisiva la capacità di Serries di costruire labirinti interiori profondamente elegiaci.”
VERSACRUM REVIEW :
“Defiance of Self di Dirk Serries è un album che sfida le convenzioni dell’ambient, portando l’ascoltatore in un viaggio sonoro cupo e sperimentale. Il musicista belga ha sempre avuto la capacità di reinventarsi come già si poteva notare con il suo leggendario progetto Vidna Obmana. Pubblicato per l’etichetta Silentes/13 di Stefano Gentile, il disco rappresenta un’evoluzione del sodalizio artistico tra il musicista belga e il fotografo italiano. L’album, concepito nel gennaio 2024, emerge come un’opera che non solo estende la sensibilità acustica di Serries, ma ne esplora anche i confini più oscuri e inesplorati. Dirk Serries utilizza qui una combinazione di pedali e una chitarra elettrica. Defiance of Self è stato registrato interamente in tempo reale. Questo approccio conferisce all’album una qualità organica e imprevedibile, dove ogni traccia si sviluppa come una conversazione in continua evoluzione tra l’artista e i suoi strumenti. Le manipolazioni sonore si fondono e si sovrappongono, creando un arazzo acustico stratificato e complesso che è allo stesso tempo straniante e avvolgente.
Serries evoca qui paesaggi sonori che sono tanto affascinanti quanto disturbanti. Le atmosfere create sono brumose e malinconiche, avvolgendo l’ascoltatore in un piacevole stato ipnotico che riesce a sospendere il tempo e lo spazio. Fin dall’iniziale “Mantle” veniamo proiettati in un’atmosfera nebbiosa e lattiginosa che evoca una natura solitaria e desolata. “Crumbling” inizia in maniera sperimentale e noise per poi sfociare con effetto siderale nel finale. “Perception” è più pacata e meditativa anche se pervasa da una tensione sotterranea mentre “Reckoning” vira verso ambientazioni che mi hanno ricordato il primissimo Klaus Schulze almeno come effetto. La conclusiva “Vigil” mi ha invece ricordato molto certe momenti cupi e gotici del primo Vidna Obmana.
Le fotografie malinconiche e cupe degli anni ’80 di Gentile completano perfettamente i paesaggi sonori di Serries, creando un’esperienza immersiva che è tanto visiva quanto uditiva. Le immagini evocano un senso di nostalgia e perdita, che risuona con i temi esplorati nelle composizioni sonore. Questa sinergia tra suono e immagine amplifica l’impatto emotivo dell’album, trasportando l’ascoltatore in un regno di riflessione e introspezione.
Ogni brano di Defiance of Self è una meditazione sull’identità e l’autodefinizione, come suggerisce il titolo. Serries utilizza i suoni per esplorare i confini del sé, mettendo in discussione le percezioni e le aspettative dell’ascoltatore. Non si tratta di un album facile ma richiede un ascolto attento e contemplativo, invitando a perdersi nei suoi intricati paesaggi sonori e a riflettere sul proprio viaggio personale. Le atmosfere brumose e malinconiche, che riescono ad evocare un piacevole stato ipnotico, rendono l’ascolto un’esperienza profondamente coinvolgente e trasformativa. Il CD, in custodia di cartone con busta interna, esce in un’edizione limitata di 200 copie.”
VITAL WEEKLY REVIEW :
“You can’t say Dirk Serries is a one-trick pony. I am one, though, because I used that same line only some weeks ago when discussing his ‘At Future Dawn’ release (see Vital Weekly 1439). He started dabbling with noise in his very early days as Vidna Obmana, explored the world of ambient and electronics with that project, picked up the guitar to play a more rock-like version of ambient music as Fear Falls Burning, and about ten years he added pure improvisation to that. I always assumed entering a new phase ended the old one, but that’s not the case again, as we saw last time. This new disc sees a continuation of the previous one because if Serries has an approach, he shares it plenty. The information mentions Serries uses his motherboard of pedals and an electric guitar, which one easily assumes brings a mix of Fears Falls Burning and Vidna Obmana, or perhaps a different take on improvisation, but instead, Serries manages to make the guitar sound unlike the guitar. I do not know if he bought a new load of effects, as they give the music a more organ-like quality, almost as if he uses some granular synthesis and pitch-shifting harmonics. It is atmospheric music, and the last track, ‘Vigil’, is the most ambient, whereas the others have an excellent atmospheric unrest feeling. The music is both intense and relaxing, which may depend on the volume you use for playback. I prefer a more moderate volume, so the space I am in, my living room, fills up beautifully with sound without being too immersive (that kind of thing is not something I like to experience at home, but rather in a bigger space, different sound system, etc.). As with the last review, I like to end with the same line, ‘I don’t know why he no longer wishes to use his Fear Falls Burning moniker for this, as this could have morphed into something that Dirk Serries does on this CD”
SPONTANEOUS MUSIC TRIBUNE REVIEW :
“Zbiór nagrań poczynionych od kwietnia do grudnia ubiegłego roku otwierają frazy, którego zdają się pochodzić z samego dna kosmicznej czarnej dziury. Z jednej strony wystudzona warstwa czystego dark ambientu, z drugiej strumienie szmerów. Opowieść już po kilku chwilach ma bardzo bogatą fakturę – niskie, niemal basowe pasmo delikatnie chrobocze, z kolei wysokie śpiewa niczym chór anielski. Narracja płynie coraz szerszym korytem, a do jej gęstego już wnętrza przedostają się drobne frazy usterkowe. Całość umiera w wiecznym szumie herbertowskiej pozaprzestrzeni. Owe zniekształcenia, fałszywe dźwięki, usterki, mikro sprzężenia stanowią wątek główny kolejnej opowieści. W kilka chwil po starcie na backgroundzie plejady usterek zaczyna formować się szeroka struga ambientu, wysoko posadowiona, w brzmieniu dalece mało subtelna, wręcz groźna, która z czasem systematycznie zawłaszcza obszar usterkowy, aż po stan pełnej dominacji. Na etapie finalizacji ambient gaśnie, a na powierzchnie zaczynają powracać strzępy fonii, które poznaliśmy już wcześniej. Przypominają robactwo, które po rzęsistej ulewie wychodzi z bulgoczącej ziemi. Trzecie opowiadanie, to rodzaj skupionej, mroczej modlitwy. Czyste pasmo płynie środkiem, a na jego obrzeżach zaczyna mościć się interlokutor, który ma nieco zabrudzone brzmienie. Z jednej strony post-melodyjna nostalgia, z drugiej porcja gęstniejącego brudu. Na górze śpiewy, po środku taniec, na flankach tumany szumu. Na zakończenie epizodu pojawiają się kolejne porcje usterek – tym razem brzmią jak pasma zdezelowanego syntezatora. Kolejna opowieść staje w dramaturgicznej opozycji do poprzedniczki. Nerwowa, jazgotliwa, wręcz demoniczna struga ambientowych wywiewów na etapie rozwinięcia zostaje uzupełniona o wyższe pasmo, jakoby niosące źdźbło nadziei. Tymczasem w tle zaczyna się już toczyć mała wojna światów. Nerwowe frazy umierają tu w prawdziwych konwulsjach. Finałowa ekspozycja podejmuje nie do końca skuteczną próbę uspokojenia sytuacji scenicznej. Drobne, basowe pulsacje, strumień czystego ambientu, ale i kolejna porcja usterek, tym razem dość drobnych. Opowieść toczy się umiarkowanie spokojnie, ale w jej wnętrzu budują się pasma gęstego, niemal bolesnego smutku. W głowie recenzenta budzą się teraz skojarzenia z post-elektronicznymi dekonstrukcjami Matta Elliota czynionymi pod jego epokowym szyldem Third Eye Foundation dwie dekady temu z okładem. Na choćby odrobinę ukojenia musimy tu czekać niemal do ostatnich sekund.”
KRAUTNICK MAGAZIN REVIEW :
“Es ist ein Rausch, ein Skulpturengarten im dichten Nebel, ein Tauchgang in Honig, ein zwielichtiges Labyrinth in Watte: „Defiance Of Self“ nennt Dirk Serries seine Experimente, die er mit seiner Gitarre und seinem Effektboard mitschnitt, in Echtzeit, wie die Info betont. Die Info sagt außerdem, dass die fünf Ambient-Tracks dunkel und experimentell ausgefallen sind, aber das ist durchaus diskutabel: Freunde solcher freien Musik finden Freude an den entschärften Atmosphären, die die Hörenden umhüllen und vom Übel der Welt abtrennen. Dunkel geht anders, abstrakt indes ist es sehr, und es gelingt dem Antwerpener ungemein gut, aus dem Experiment Schönheit zu extrahieren. Von wegen „Selbstverachtung“! Fünf Tracks zwischen zehneinhalb und dreizehneinhalb Minuten generiert Serries bei sich zu Hause im Studio mit Gitarre und Pedalen. Der Opener „Mantle“ trägt seinen Titel mit Recht, er umhüllt, umfängt die Hörenden wie ein Schutz, den man nicht spürt, nicht sieht, lediglich wahrnimmt, mit einem siebten Sinn vermutlich, ein wabernder Rausch. Auch zu „Crumbling“ an zweiter Stelle passt der Titel, das Stück zerbröselt nicht einfach, Serries zerhackt es, er generiert beinahe Industrial-artige Rhythmen, bleibt aber dennoch milde damit. Es erinnert sehr an den Sound des wunderbaren Duos Nac/Hut Report aus Kraków. In Track Drei, „Perception“, wird Serries beinahe sakral, es klingt wie ein Gottesdienst, der im grauen Zwielicht eines noch nicht besiedelten fremden Planeten abgehalten wird. Unterdrückte Chöre aus dem Zwischenreich und ein Organist, der gegen Ende mühsam dagegen ankämpft, zur Seite zu kippen, halten die Motivation der Kirchgänger am Rande einer unzugänglichen Landschaft aufrecht. In „Reckoning“ klingen Serries‘ Instrumente wahlweise wie Schiffshörner, die Orientierung zu geben versuchen, abstürzende Flugzeuge und Formel-1-Boliden im Vorbeiflug, begleitet von einem weit entfernt im Graben seine Instrumente stimmenden Orchester. Zum Finale gibt’s mit „Vigil“ eine transparente, ätherische Mahnwache, einen Chor der stummen Seelen, einen Begleiter hinab in ein narkotisches Traumland. Serries fasst „Defiance Of Self“ als Fortsetzung von „The Disintegration Of Silence“ auf, das er nur wenige Monate zuvor als Soundtrack zu einem Kunstbuch von Stefano Gentile unter gleichen Bedingungen aufnahm. Jener Fotograf, nicht der Basketballer, nun revanchiert sich damit, dass er diese Fortsetzung ebenfalls auf seinem Label Silentes/13 herausbringt. Wer Serries‘ Musik sammeln will, braucht derweil ein dickes Portemonnaie und viel Platz im Regal – der Mann ist unermüdlich. Man darf sich freuen auf die erste Collaboration mit Jörg A. Schneider, die hoffentlich in Kürze zu haben ist – die zweite sollte ebenfalls bereits aufgenommen sein. Es reißt nicht ab!”
JAZZ’HALO REVIEW :
“Dirk Serries in zijn eentje met elektrische gitaar en de nodige pedalen ter beschikking, dat staat hier synoniem voor een flow van klanken uit de kosmos. Een ander en vooral donkerder aspect van de gitarist die graag en goed om zich heen schopt in de wereld van free en improvisatie. ‘Defiance Of Self’ sluit naadloos aan bij wat hij uitbrengt onder de naam vidnaObmana maar gaat ook enkele schemerzones verder. Vijf mysterieuze ambient stukken boordevol droom- en waanbeelden, gestadig opgebouwd maar zonder catharsis. De gitaar als abstract expressiemiddel. Opgepast voor de fans want het gaat om een beperkte oplage! Verschenen op het Italiaanse label van Stefano Gentile met wie hij het interdisciplinaire ‘The Desintigration Of Silence’ maakte (en dat inmiddels uitverkocht is).”
ROCKERILLA REVIEW :
“Dirk Serries torna alle sue immersioni negli abissi degli ascolti profondi. Registrato in tempo reale, Defiance Of Self è lo specchio dell’anima di una musica dedita alle modalita ambient noise della tessitura telepatico-minimalista piu pervasiva. Quale consumato stratega di sortilegi paramusicali, il compositore belga mette in camp le potenzialita della cifra contemplativa piu obliqua e rapita, solcata da irradiazioni di armonici rugginosi e stralunati. Una mappa cerebrale di processi uditivi che si allungano insieme alle corde della chitarra elettrica e al corredo di effetti plurimi azionati del Nostro. Una ‘sfida del sé fatta d’incontri imperscrutabili e manefestazioni extrasensoriali Da Dipanare Nell’Ombra.”
BLOW UP REVIEW :
“Dirk Serries è stato sempre estremamente prolifico, a partire da Vidna obmana con cui ha iniziato, della seconda metà degli anni ’80, per proseguire vent’anni in Fear Falls Burning, fina alle ultime stagioni in cui ha preferito firmare I suoi lavori col proprio nome, anche in un’impressionante quantità di collaborazioni. Rispetto all’ultimo atto per Silentes. ‘The Disintegration of Silece’, dello scorso anno ‘Defiance Of Self’, registrato, come d’abitudine, solo con chitarra elettrica ed effetti applicati in tempo reale, predilige sponde più ombroso e meno accoglienti, tanto che la conclusive, scura, Vigil sembra persino avvicinarsi a certe pagina del suo antico progretto. Negli altri brani, che hanno durate simili, si estendono tra I dieci e I tredici minuti, la dronica Mantle apre ad ambienti spaziosi e, per recate impressioni, piacevolmente neutri, Crumbling Sense si caratterizza per un procedure inizialmente faticoso, col natural flusso sonoro disturbato e intermittente, che si scioglie e scorre senza ostacoli solo nella porzione centrale per poi ritomare ad inciampare tra distorsioni e riverberi, in Perception of A Fall si avverte il senso della sfida di affrontare soavemente la consapevolezza esistenziale che un baratro si profila, in Reckoning si fruga in se stessi con discordanti, contorte, forze contrarie, tra mistica e cupezza (7,5).”